La lunga 'corsa' di Colin Robertson (Adl)Tredici anni di successi per il CEO che da ottobre passerà in NFI




Un viaggio lungo tredici anni per convertire un costruttore nazionale in un leader globale. A compiere i passi che hanno consentito la metamorfosi di Alexander Dennis Limited (Adl) è stata la guida dell'azienda, il CEO Colin Robertson, subentrato in questo ruolo nell'aprile del 2007.

'Director of the Year' per l'Institute of Directors, insignito degli awards for Entrepreneurship and Outstanding Achievement di EY, nominato Chair of Entrepreneurial Scotland (ES) nel 2018, l'anno seguente il manager si è visto appuntare sul petto la medaglia di CBE (Commander of the Most Excellent Order of the British Empire). Diversi i momenti che hanno punteggiato sin qui la sua avventura professionale (vedi, al riguardo, la galleria fotografica).

 

Risale a poche settimane dopo la nomina di Robertson la finalizzazione dell'accordo per l'acquisto dell'ultimo costruttore di pullman rimasto nel Regno Unito, Plaxton. Tra gli strumenti che negli anni a seguire hanno consentito all'azienda il raddoppio dei ricavi si situa un approccio produttivo più flessibile, con ricorso, laddove utile e vantaggioso, all'outsourcing, puntello di una forza-lavoro altamente qualificata in grado di gestire la normale volatilità della domanda commerciale.

Nel riconoscere l'eccessiva dipendenza di Adl da un unico cliente nel mercato domestico e nel tentativo di ampliarne l'appeal, Robertson ne ha orientato lo sviluppo verso alcune direttrici specifiche: innovazione e lightweight design ai fini di un risparmio del carburante, fine inseguito anche attraverso investimenti in quello che sarebbe diventata l'offerta più grande di tecnologie 'green' per la mobilità, a partire dalla scommessa sull'ibrido nel 2008 per proseguire con biogas, veicoli a batteria e con celle a combustibile alimentate dall'idrogeno. 

Convinto dell'importanza del supporto post-vendita quale porzione di una più ampia strategia tesa a migliorare l'attenzione verso il cliente, posta da Adl al centro della propria strategia, Robertson è riuscito, prima di tutto 'in casa propria', a conquistare la fiducia di operatori indipendenti, così come di player municipalizzati.

Lo sbarco in altri mercati internazionali ha consentito di vedere più che raddoppiata quella quota di attività estere che, all'arrivo del manager, pesava per meno di un quarto sul fatturato. La rilevazione si riferisce al momento dell'ingresso in New Flyer International (Nfi), nel 2019, destinazione che aspetta Robertson dopo la data del 30 settembre prossimo in qualità di Vice Chair per lavorare 'gomito a gomito' con Brian Tobin (Board Chair di Nfi) e di Paul Soubry (President e Chief Executive Officer).

Grazie all'impronta - accresciuta a partire dal 2012 anche dal punto di vista della capacità di assemblaggio 'in loco' - lasciata da tempo a Hong Kong, è stato possibile l'espansione nella più ampia regione Asia Pacifico, con particolare riguardo a Singapore e alla Nuova Zelanda, dove il costruttore è divenuto capofila grazie a un accordo sul piano commerciale siglato nel 2011.

Quanto al mercato nord-americano, spinti da un incremente costante, i bus bipiano sono passati da prodotto di nicchia a soluzioni ad alta capacità particolarmente indicate per inserirsi tra i servizi dedicati ai pendolari. La catena di fornitura regionale assemblata, combinata con uno sviluppo produttivo negli Stati Uniti e in Canada, ha consentito ad Adl di fare uscire dalle sue linee mezzi di trasporto ritagliati sulle specifiche esigenze della clientela.

Ultima (ma solo in ordine temporale) area di crescita per l'azienda guidata da Colin Robertson, l'Europa si è affacciata sulla scena grazie agli ordini effettuati prima dalla Svizzera e poi da Berlino, in Germania, aventi come oggetto ancora una volta i tipici 'double decker' britannici.

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