«C’è il rischio che il parco bus Tpl torni ad invecchiare»
Il grido d'allarme di Maria Fiorentino di Federauto
Maria Fiorentino, responsabile settore autobus di Federauto, acronimo di Federezione Italiana Concessionari Auto è l’organizzazione associativa che rappresenta le imprese concessionarie di vendita e assistenza di autovetture, veicoli commerciali, veicoli industriali e autobus, operanti in Italia sulla base di un mandato ufficiale delle case automobilistiche manifesta le preoccupazioni dei concessionari associati per il progressivo assottigliamento delle risorse disponibili per il rinnovo del parco autobus in servizio TPL, all’indomani del virtuoso periodo dei finanziamenti Pnrr che hanno consentito una riduzione tangibile dell’età media del parco circolante, specie per i bus urbani e suburbani.Fiorentino è amministratore delegato e contitolare di Maresca e Fiorentino spa, storica concessionaria che rappresenta sul territorio bolognese i marchi Fiat, Abarth, Lancia e Fiat Professional ed è anchec oncessionaria esclusiva per Emilia Romagna, Marche, Toscana, Umbria e San Marino di autobus, minibus e scuolabus Iveco Bus.
«Noi Dealer abbiamo il polso del mercato e stiamo registrando una lenta ma progressiva tendenza da parte delle aziende TPL a ridimensionare i progetti di investimento per il rinnovo del parco autobus». Così si è espressa Maria Fiorentino, Responsabile Settore Autobus di Federauto, l’Associazione Nazionale dei Concessionari, che ha aggiunto: «stiamo tornando a capienze finanziarie di un paio di centinaia di milioni all’anno, che sono le risorse in coda al Piano Strategico Nazionale PSNMS, le cui origini risalgono a 5 governi fa, si tratta di risorse non sufficienti per continuare il processo di riduzione dell’anzianità media del parco, che ora rischia una nuova inversione di tendenza in senso inverso, ossia in direzione di una nuova fase di invecchiamento».
Ha aggiunto Fiorentino: «in campo abbiamo solamente i due recenti Decreti Direttoriali del 2025 (ndr. DD. n.152 di maggio 2025 e DD. 445 di dicembre 2025) che regolano i fondi del quinquennio 2024-28 del Psnms differenziati in base agli Enti Locali che gestiscono gli stanziamenti, che cubano circa 1,3 milioni di euro in 5 anni, di cui una buona parte sono stati già impegnati».
A ciò si aggiunge un ulteriore elemento critico: «Questi finanziamenti sono riservati esclusivamente all’acquisto di autobus elettrici, a idrogeno e a metano/biometano. Tuttavia, l’elettrico e l’idrogeno presentano costi unitari significativamente più elevati, soprattutto se rapportati alla capacità di trasporto e considerando gli investimenti infrastrutturali necessari, oltre a garantire percorrenze inferiori rispetto alle alimentazioni convenzionali. Ne deriva che, a parità di risorse, il numero di autobus acquistabili è inferiore a quello dei mezzi da sostituire: in alcuni casi servirebbero fino a 1,5 autobus elettrici per rimpiazzarne uno tradizionale».
«Il metano e il biometano rappresentano certamente una valida alternativa –conclude Fiorentino– purtroppo a volte la loro applicabilità è condizionata dalla reale disponibilità delle infrastrutture sul territorio».
Da qui l’appello finale di Federauto: «È indispensabile prefigurare per tempo un nuovo strumento di finanziamento per il rinnovo del parco autobus, costante negli anni, che vada ad affiancare ciò che resta del PSNMS e che sia pienamente coerente con il principio di neutralità tecnologica.
Una considerazione rilevante in merito ai fondi che la Comunità europea potrebbe stanziare per il rinnovo del parco circolante, auspicando che tali misure siano attualmente in fase di definizione.
Ritiene fondamentale , aggiunge Maria Fiorentino, che tali risorse vengano destinate in via preferenziale al prodotto europeo, affinché i capitali investiti dalla Comunità possano rientrare sotto forma di indotto, forza lavoro e occupazione all’interno dell’ambito europeo. In caso contrario, vi è il concreto rischio che tali fondi finiscano per avvantaggiare prevalentemente il prodotto cinese, che opera secondo regole e tutele in materia di diritti, lavoro e sostenibilità non comparabili a quelle vigenti nell’Unione Europea. Una scelta orientata al prodotto europeo rappresenterebbe quindi non solo un sostegno alla transizione del settore, ma anche una coerente politica industriale e sociale a tutela del sistema economico europeo. Occorre lasciare agli operatori la libertà di scegliere le soluzioni tecnologiche e le alimentazioni più adatte alla missione di trasporto delle proprie flotte. In un contesto normativo ancora incerto, ed altalenante, un mix equilibrato di alimentazioni resta oggi la scelta più corretta e prudente».
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